“FAI SESSO CON ME O TI DENUNCIO” Poliziotto condannato.

Massimo Selva, Ispettore di Polizia, condannato a 4 anni di reclusione.

Polizia

Cari amici,
quello che vi sto per raccontare ha dell’incredibile. Il protagonista di questa assurda vicenda si chiama Massimo Selva, 44enne, Ispettore di Polizia presso il Commissariato San Basilio, Roma.

Un fatto che ha quasi la trama di un film Horror se non fosse che è tutto realmente accaduto ad una giovane ragazza appena diciottenne fermata nel corso di un controllo. 

I FATTI: LUI, un Ispettore di Polizia. Lei, una ragazzina di 18 anni fermata con il fidanzatino e tre amici con una piccola quantità di hashish. Lui le chiede di seguirlo in Commissariato, lei non oppone resistenza perché intimorita dalla situazione, per paura di danneggiare anche gli amici.

A questo punto l‘Ispettore di Polizia, Massimo Selva, la chiude in una stanza e con la scusa di doverla perquisire LA VIOLENTA. La ragazza non oppone alcuna resistenza perché terrorizzata dal fatto di essere denunciata per uso di sostanze stupefacenti.

I Giudici della Suprema Corte hanno confermato la condanna d’appello a 4 anni di reclusione per quel vice commissario di polizia, Massimo Selva.

Una decisione che mette la parola fine a una brutta storia, consumatasi all’interno del commissariato San Basilio, dove l’aguzzino costrinse la ragazza ad avere un rapporto sessuale nel suo ufficio. Ad istruire il processo e arrestare il poliziotto fu il pm Vittoria Bonfanti: la ragazza, duramente provata dall’accaduto, ebbe la forza di raccontare tutto. E anche di aggiungere un dettaglio: l’uomo che aveva abusato di lei quella notte aveva un tatuaggio sull’inguine.

L’imputato aveva sempre detto che quel rapporto era stato consensuale, che lui non aveva capito che lei non lo volesse. Non è bastato. La Suprema Corte ha confermato l’aggravante di aver abusato della vittima «nell’esercizio delle sue funzioni di commissario». Quanto a un presunto assenso della giovane, i giudici hanno spiegato che la tesi del «consenso presunto» è «certamente da escludersi nell’ipotesi di abuso sessuale da parte di un ispettore di polizia nell’esercizio delle sue funzioni nei confronti di una ragazza fermata perché a bordo di un’autovettura contenente sostanza stupefacente e dunque in evidente posizione se non di soggezione comunque di timore tale da condizionarne le reazioni ».

Andrea Mavilla.

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