Il Padre: “PERCHÈ LO STAI FACENDO?”. Mentre lui li colpiva con l’ascia.

L’interrogatorio dei due amici: «Abbiamo deciso di ucciderli il giorno prima». Vincelli e la moglie Nunzia non sono stati colti nel sonno: si sono svegliati quando Manuel è entrato in camera impugnando l’ascia con cui li ha uccisi, o forse non erano addormentati

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Cari amici,
ho appena finito di leggere i dettagli dell’interrogatorio di Manuel Sartori, il 16enne che con la complicità dell’amico d’infanzia, Riccardo Vincelli, 15enne, ha ucciso a colpi d’ascia Salvatore Vincelli e sua moglie Nunzia, nonché rispettivi genitori dello stesso Riccardo.

I coniugi Vincelli non sono stati colti nel sonno — come si era pensato inizialmente — dalla furia omicida di Manuel. Si sono svegliati quando lui è entrato nella camera da letto impugnando l’ascia con la quale li ha uccisi. Hanno fatto appena in tempo a capire che quelli erano i loro ultimi istanti di respiro, hanno guardato quel ragazzino che avevano visto crescere mentre saltava sul letto, mentre alzava le braccia per colpirli, e hanno urlato una sola parola: il nome del loro figlio, Riccardo. Lo chiamavano, speravano nel suo aiuto.

Il Magistrato: “Manuel, adesso devi raccontarmi quanto accaduto quella notte. Devi farlo senza tralasciare alcun dettaglio. Se racconti la verità io posso aiutarti”.

Manuel Sartori: “va bene, adesso vi racconto tutto”.

Il Magistrato: “quando e come avete deciso di uccidere il padre e la madre di Riccardo?”.

Manuel: “tutto è stato progettato il giorno prima dell’omicidio. Io e Riccardo ci siamo incontrati al solito bar del paese. Quel pomeriggio Riccardo era molto nervoso, mi aveva raccontato di aver avuto una brutta discussione con i propri genitori riguardo la scuola e di volerli uccidere.”

A quel punto gli ho detto “MA SCHERZI O LO DICI DAVVERO?“. Lui mi ha risposto: “NON SCHERZO PER NIENTE. VOGLIO UCCIDERE QUEI DUE BASTARDI“. Per questo mi chiedeva se fossi disponibile ad aiutarlo.

Il Magistrato: “perché hai accettato di ucciderli?”.

Manuel: “perché Riccardo è un amico, il mio migliore amico. Lui mi ha chiesto di aiutarlo e io l’ho aiutato. Riccardo è uno che non ha mai fatto male a nessuno e allora l’ha chiesto a me.”

Il Magistrato: “come sei entrato in casa?”

Manuel: “quella notte Riccardo mi ha fatto trovare la porta aperta, una volta entrato in casa mi sono recato immediatamente nella stanza da letto dei genitori di Manuel. Li trovato già svegli nel loro letto, mi sono avventato prima sul padre colpendolo subito alla testa e poi sulla madre. 

A quel punto il padre mi chiedeva ” PERCHÉ LO STAI FACENDO? TI ABBIAMO VISTO CRESCERE”… mentre la madre urlava il nome del figlio Riccardo. Forse sperava che il figlio accorresse in loro aiuto.

Il Magistrato: “Riccardo dove si trovava?”.

Manuel: “lui era nella stanza accanto, aspettava che io finissi di ucciderli. Difatti, non appena sono morti lui è arrivato subito. Io ero ricoperto di sangue e lui mi ha detto: “FRATELLO, OTTIMO LAVORO”.

Nella sua ordinanza di custodia il gip accoglie l’ipotesi del pubblico ministero della Procura dei minori Silvia Marzocchi, cioè la necessità del carcere perché, aveva scritto il pm nel provvedimento di fermo, «considerato ciò che hanno mostrato di saper fare» è possibile per entrambi la reiterazione del reato. Potrebbero tornare a uccidere data la «disinvoltura e la facilità» con le quali hanno commesso il duplice omicidio.

Andrea Mavilla

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